Anonimus minaccia Facebook


Anonimus, il famoso gruppo che già più volte aveva fatto parlare di se mandando in tilt molti siti coinvolti nell’azione di ostruzionismo contro Wikileaks, tra cui il sito del Ministero della difesa della Siria, minaccia ora un grande nuovo attacco informatico.

Questa volta la nuova azione informatica dovrebbe perpetuarsi il cinque novembre, ai danni di Facebook, il famoso social network, colpevole a suo avviso di violare la privacy dei suoi utenti, anche a vantaggio di agenzie governative, spesso in combutta con stati totalitari come quelli di Egitto e Siria.

Nel proclama leggiamo:

tutto quello che si fa su Facebook viene memorizzato, indipendentemente dalle opzioni di “privacy” del proprio account ed anche se ci si cancella, tutte le informazioni personali rimangono su Facebook e possono essere recuperate in ogni momento. Facebook conosce dei propri utenti, più della loro famiglia.

Il gruppo Anonimus che aveva creato un proprio account su Google Plus, poi bandito, ha ora intenzione di creare un proprio social network, chiamato AnonPlus dove non ci sarebbe timore né di black out, né di censura.

Sempre nel comunicato apparso in un tweet è scritto:

Non è una battaglia per il futuro della privacy . Si tratta di una battaglia per la libertà di scelta ed il consenso informato. Facebook continua a dire che offre agli utenti scelte, ma ciò è completamente falso. Il social network offre agli utenti l’illusione e nasconde i dettagli dicendo di farlo “per il loro bene” , mentre poi con queste informazioni carpite, fanno i milioni.

Questo è il nostro mondo ora. Noi vogliamo vivere senza nazionalità o pregiudizi religiosi. Abbiamo il diritto di non essere sorvegliati, di non essere inseguiti e i nostri dati non dovrebbero essere utilizzati a scopo di lucro. Abbiamo il diritto di vivere liberi e non come schiavi.

Insomma, la vicenda sembra legata a scopi politici e pur essendoci del giusto, i mezzi usati non sono accettabili, in quanto tutti i governi o la maggior parte di essi forniscono mezzi democratici per esprimere l propri pareri e le proprie proteste.

Speriamo che pochi accettino di aiutare il gruppo nei loro propositi e che i problemi di privacy di Facebook possano essere presi in esame dagli organi legali competenti dei vari paesi.


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