Sentenza storica: iinet vince contro le major


I giganti dei media hanno perso contro l’ISP iinet in quella che può essere definita una sentenza storica, così ha deciso la corte federale australiana. Avevamo spesso parlato della causa, ad esempio qui, in cui era messa in discussione la responsabilità dell’ISP che non aveva opportunamente cercato di bloccare il download illegale dei suoi utenti ed inoltre spesso si era messo in discussione, durante il dibattimento, anche la legalità di software come uTorrent che permettevano agli utenti di condividere anche file illegali.

Comunque il giudice Dennis Cowdroy, ha letto le oltre 200 pagine della sua conclusione, dopo che il dibattimento si è sviluppato per oltre otto settimane costatando che l’ISP non è responsabile delle infrazioni dei suoi utenti ai quali ha soltanto fornito un servizio.

Il giudice ha detto inoltre che era solo mediante l’applicazione del sistema di BitTorrent che le violazioni del copyright si verificavano, ma iinet non aveva alcun controllo su questo sistema.

Cowdroy ha anche detto “iinet non è responsabile se un utente iinet utilizza questo sistema per realizzare violazione del copyright … la legge non  riconosce alcun obbligo positivo su qualsiasi persona per proteggere il copyright di un altro”.

Neil Gane della federazione australiana contro il furto d’autore ritiene la sentenza un serio passo indietro per l’industria dei media australiana e per i 50.000 lavoratori della stessa industria.

AFACT sta valutando se ricorrere in appello in quanto ritengono che la decisione si basi su una’interpretazione data dalla Corte su come si verifichino le violazioni e di cosa possano fare gli ISP per controllarle.

Chiaramente molto felice è IInet che ha dichiarato di non aver mai sostenuto né incoraggiato il download illegale.  
La causa contro iinet è stata presentata nel novembre 2008 da un gruppo dei più grandi studios di Hollywood tra cui la Village Roadshow, Universal Pictures, Warner Bros, Paramount Pictures, Sony Pictures Entertainment, 20th Century Fox e Disney, nonché il Seven Network.
Essi hanno sostenuto iinet era responsabile di’autorizzare la violazione del copyright sulla sua rete, perché non mandava avvisi o scollegava i clienti quando ripetutamente le infrazioni erano state comunicate da parte degli studi cinematografici.
Gli studios aveva assunto un investigatore per intercettare il traffico di BitTorrent per più di 59 settimane e per registrare tutti i file pirata scaricati dagli utenti iinet .
Iinet aveva sostenuto che non era previsto dalla legge che l’ISP agisse in seguito alle accuse di violazione del copyright eche i clienti sono innocenti, fino a prova contraria, in tribunale.

Inoltre Richard Cobden, consulente legale iinet, ha detto che le disposizioni sulla privacy nella legge sulle telecomunicazioni ha impedito di trasmettere le comunicazioni degli studios, riguardo all’infrazione, ai clienti, anche se queste erano inconfutabili.

Inoltre sempre secondo Cobden in base alla legge sul copy-right, compito dell’ISP era quello di prendere tutte le misure ragionevoli per evitare il ripetersi delle infrazioni.

Su questo punto particolarmente si è svolta la disputa fra difesa ed accusa perché Tony Bannon, l’avvocato degli studios, sosteneva che iinet non aveva preso tutte le misure ragionevoli e per questo era responsabile di quanto compiuto dai suoi clienti anche perché altri ISP, fra cui ad esempio TPG, mandano avvisi d’infrazione ai loro utenti.

Invece Cobden ha insistito che le major vogliono imporre agli ISP oneri irragionevoli e che essi non hanno intenzione di esercitare sui loro clienti diritti di esecuzione coercitivi che spettano ai giudici ed ai tribunali ed a quanto pare la Corte gli ha dato ragione.

Se ci pensiamo bene comunque non è una causa molto diversa da quella che vedrà contrapposti in Italia, il 10 febbraio Fapav e Telecom vedremo come giudicherà la cosa la giustizia italiana.


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