Manager degli U2 contro il free


Nei giorni precedenti ferragosto è uscita una lunga intervista del manager degli U2 Paul McGuinness sull’edizione inglese di GQ Magazine che parla del futuro della musica, chiaramente come è solito fare da anni, dando tutta la colpa della crisi dell’industria musicale alla pirateria.

Il succo del discorso, dal suo punto di vista si può concentrare sul fatto che la band fa spettacoli ma vende sempre meno dischi.

Fra le cause che lui individua il fatto che sempre più giovani cercano materiale illegale e questo senza sentirsi moralmente in colpa.

Altro fattore negativo è stata secondo lui, l’introduzione della banda larga, che serve essenzialmente per questi fini.

Qui c’è sicuramente da dire che non so se esisterebbe ad esempio You tube se ci fossero tutte connessioni di vecchio tipo.

Ma soprattutto secondo il manager degli U2 è stato il free che ha distrutto il mondo musicale ed ora sta facendo la stessa cosa con film e libri e forse, ora che la situazione è gravissima le grandi etichette discografiche si rendono conto che il “free” ha un prezzo, che comporta meno investimenti nei talenti e quindi anche meno artisti.

Inoltre egli dice che i grandi artisti non vogliono parlare di pirateria perchè hanno paura, in tal modo di inimicarsi i loro fan, basta vedere come Lars Ulrich dei Metallica sia stato massacrato quando ha criticato Napster.

Paul McGuiness, per risolvere il problema, vorrebbe in tutto il mondo un intervento degli ISP che controllino e filtrino come prevedono la “risposta graduata ” applicata in Francia e il Digital Economy Bill, nel Regno Unito, non che ci siano paesi come la Spagna ed il Brasile con un tasso di pirateria alle stelle.

Il mondo che egli sogna è quello senza più scarichi gratis ma con utenti che paghino sempre gli artisti, anche per gli streaming su internet ossia un mondo di micro.pagamenti, in cui la tecnologia permetterà di identificare l’utilizzo di ogni canzone, poi di identificarne immediatamente il detentore dei diritti e retribuirlo.

Inoltre gli utenti potranno pagare per un servizio come Spotify o attraverso abbonamenti direttamente con gli ISP, con cifre differenziate se si vuole migliore qualità ed un servizio più rapido.

E una significativa minoranza continuerà a comprare i CD, desiderare la confezione, i disegni della copertina e il senso di appartenenza.

Insomma per il manager degli U2, abbasso il free, viva qualunque forma di pagamento.


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