L’università di Oxford mette al bando Spotify perché usa tecnologie P2P


La notizia è proprio questa, anche se Spotify è completamente legale ed anzi si è visto, che l’IFPI in Svezia ne incoraggia l’uso ma l’università di Oxford ha bloccato Spotify perché utilizza tecnologie P2P, quindi ci sarebbe un consumo di banda eccessivo, non giustificato dal fatto che in Spotify, in effetti, non si ravvisa niente di educativo.

Di tutt’altro avviso, ovviamente, gli studenti, che prima pensavano ad un black out tecnico e che pagano una cifra mensile, in quanto Spotify è un servizio di streaming che permette agli utenti di accedere a una vasta libreria di musica, appunto per una piccola quota mensile. E ‘in uso da parte di centinaia di migliaia di utenti ed è persino riuscito a convertire alcuni utenti di BitTorrent che, altrimenti, avrebbero continuato a scaricare da fonti non autorizzate.

L’applicazione, è in parte sostenuta dalla tecnologia P2P, sviluppata da un team che comprende Ludvig Strigeus, il creatore di uTorrent. Molto probabilmente la parola P2P fa pensare ad un largo consumo di banda e quindi ad una spesa non giustificata, in quanto appunto non didattica.

 Ma mi chiedo io, in quanto la notizia mi sembra un po’ manipolata, gli studenti non possono usare mezzi propri ad esempio pennette come in Italia? Credo che se pagano e non influiscono sulla banda comune nessuno impedisce loro di usare Spotify.

 Anche perché la giustificazione che in Spotify ci sia la maggior raccolta di musica classica, lascia il tempo che trova vorrei vedere quanti studenti che si sentono indignati dalla decisione, vanno su Spotify per la musica classica.

 Si potrebbe dire perché allora non bloccare anche You tube oltre Spotify, molto probabilmente perché su You Tube è possibile trovare molti video didattici e su Spotify, no.
Comunque le major anche per difendere i loro interessi in quanto con pochissimi soldi, ora hanno un notevole capitale, infatti, la Sony BMG ha acquistato il 5,8% di Spotify per 2.935 euro, Universal Music ha ottenuto il 4,8% per 2.446 euro, Warner Music ha pagato 1.957 euro, il 3,8% e l’EMI intascato ha l’1,9% con un investimento di 980 euro, molto probabilmente interveranno nella vicenda.

Fonte Torrent Freak


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