Come monetizzare Far Cry tramite 2000 utenti P2P


Il regista Uwe Boll, non è molto amato dai media, che come dice wiki, lo accusano di aver rovinato molti videogiochi trasponendoli per il grande schermo, ora ha trovato la maniera, in mancanza di spettatori, di monetizzare i suoi film, iniziando azoni legali di massa contro i downloader P2P, in un tribunale federale degli Stati Uniti.

Il primo tentativo è stato quello di colpire i presunti downloader illegali di Far Cry, sulle reti BitTorrent.

Questa iniziativa è guidata da un gruppo che si fa chiamare Copyrght Groups e che ha presentato una serie di denunce, contro utenti P2P, riguardanti più che altro, film indipendenti.

Secondo fonti di spicco, l’iniziativa sarebbe più che altro rivolta, non tanto a fermare la pirateria, quanto a monetizzare il P2P.

Dai documenti rilasciati al tribunale, nel caso Far Cry emerge un quadro chiaro della vicenda.

La società cinematografica tedesca Boll ha firmato con il copyright Groups, che coordina la campagna. Il gruppo è di proprietà di avvocati, con sede a Washington, DC, e dispone di un sito web con il titolo di SaveCinema.org. Il Copyright Groups guadagnerebbe una percentuale su ogni caso, anche se essi hanno uno slogan che sembra disinteressato “Siamo qui per recuperare le perdite per i detentori del copyright e per fermare la pirateria dei film”, dicono, “Siamo qui per salvare il cinema “.

La tecnologia che essi utilizzano per individuare i downloader colpevoli è fornita da GuardaLey, una società registrata nel Galles.

Secondo quanto affermato da responsabili dell’azienda, verrebbero usati due sistemi per identificare gli utenti BitTorrent, colpevoli di aver condiviso Far Cry. Per prima cosa, la società cerca nelle reti P2P, Far Cry, si collega allo sciame e registra gli indirizzi IP di chi condivide il file, in secondo luogo, ottiene dei log dai server P2P, che gli permettono di determinare gli utenti che hanno caricato i file di questo film, protetti dal copy-right.

Per quanto riguarda questo secondo metodo, non si capisce come l’azienda possa ottenere i log dai server P2P, a meno che non abbia un suo proprio tracker-civetta, che gli permette di ottenere tutte le informazioni che vuole.

In ogni caso, poi la società viene ad avere degli IP e frammenti di file, dopo di che mandano un email all’ISP, chiedendogli di conservare tutti i log per l’indirizzo in questione in quella particolare circostanza. Poi sempre la stessa azienda controlla, usando il DVD originale, se i files scaricati contengano una parte notevole del film.

A questo punto intervengono gli avvocati che chiedono al giudice il permesso, in base ai dati in loro possesso, di inviare una comunicazione agli ISP perché sveli i dati personali corrispondenti all’indirizzo IP, a questo punto gli utenti ritenuti colpevoli, possono pagare oppure il caso finisce in tribunale.

Niente di nuovo sotto il sole, comunque, anche gli avvocati della Davenport Lyons e dell’ACS in Europa, utilizzano lo stesso sistema, per monetizzare il fenomeno P2P ed in USA DirecTV inviò lettere di richiesta a più di 170.000 americani accusati di pirateria satellitare e le etichette discografiche minacciarono più di 30.000 persone, di azioni legali, tra  il 2003 e il 2008.

Si vedrà se la gente ritenuta colpevole pagherà, una volta ricevute le lettere, oppure vedremo come andranno a finire le cause in tribunale, del resto anche la RIAA, dopo il caso Jammie Thomas, è molto più cauta nell’intentare causa.


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