Italia uguale Mafia sull’App Store: la denuncia del Ministero per il Turismo


Ha scatenato un vero e proprio putiferio “What Country”, l’applicazione per dispositivi mobili di casa Apple che presenta i diversi tratti caratteristici di tutti i paesi del mondo, ma nella quale l’Italia risultava “taggata” con il poco edificante slogan di “Pizza, mafia e scooter”. Dopo che la notizia di questa “App” è stata diffusa praticamente da tutti i tipi di media, non si è fatta attendere la risposta dello Stato Italiano il quale, tramite il Ministro per il Turismo Michela Brambilla, ha preso una dura posizione su questo software irrispettoso delle vere tradizioni del bel paese : “Questo programma offre una immagine dell’Italia inopportuna e lesiva della nostra tradizione e grandezza culturale”.

Questi ultimi sono ovviamente sia la Apple, che ha consentito alla diffusione di massa di questo programma nel suo celebre App Store, sia la software house che l’ha sviluppato. “Come cittadina e come ministro” – ha aggiunto il Ministro Brambilla – “non posso permettere in alcun modo che si getti discredito sul nostro Paese utilizzando come testimonial una organizzazione criminale come la mafia, è un grande insulto all’Italia e agli italiani onesti. Questa immagine distorta, alla cui creazione hanno contribuito anche tante pellicole cinematografiche diffuse in tutto il mondo, deve essere definitivamente corretta. Per questo motivo ho chiesto alla Apple di rimuovere l’applicazione dal suo ‘store’ e ho dato mandato all’Avvocatura dello Stato di procedere nelle sedi opportune contro i responsabili del software“.

Dopo la denuncia dell’Osservatorio Antiplagio, la reazione del Ministero è stata quindi immediata, con ovvia soddisfazione dell’Osservatorio stesso. Da più parti si è però anche detto che questa App, in fondo, è soltanto una goccia in mezzo all’oceano. Sono infatti molteplici i videogiochi che si ispirano alle organizzazioni criminali italiane, e allora sarebbe logico e coerente intervenire contro le software house che li sviluppano, per non parlare delle innumerevoli “mafia wars” che si possono giocare nei social network come Facebook. Ministro e Governo non sono però d’accordo, perché questi titoli sono e restano comunque dei giochi, per quanto ispirati a quanto di più inverecondo possa esistere in termini di criminalità, mentre tutt’altra cosa è caratterizzare l’Italia con l’immagine della mafia in un software che avrebbe addirittura intenti turistici.


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