Fibra comune, gaudio di Telecom


Sta davvero scatenando un putiferio il contenuto di un documento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che doveva essere “top secret”, ma che invece sta liberamente circolando sulla rete. Si tratta di un report elaborato dal Comitato NGN nell’arco di sei mesi, uno studio sulle reti di telecomunicazioni italiane che fissa alcuni punti fermi di quella che dovrà essere la nuova infrastruttura telematica della penisola.

Il documento, composto da 24 pagine ed oltre 200 allegati (!), definisce quelle che saranno le regole con le quali si dovranno sviluppare le reti di nuova generazione in fibra ottica, attraverso le quali passeranno tutti i servizi di telefonia, i pacchetti IP e non ultime le trasmissioni televisive. Ovviamente non si tratta di “diktat” ma soltanto di proposte, le quali dovranno essere valutate da ogni singolo operatore, ma questi ultimi hanno già espresso più di un malumore sui contenuti del report.

L’autorità, innanzitutto, definisce il cammino verso il futuro come suddiviso in due fasi. La prima, definita “overlay”, sarà quella di migrazione dal rame alla fibra ottica, un periodo di “interregno” durante il quale le due reti conviveranno, mentre i diversi operatori costruiranno ognuno la sua NGN (come infatti già stanno facendo), a partire dalle zone di alta profittabilità. Cattive notizie, quindi, per tutti gli italiani colpiti dal “digital divide”, per i quali non ci sarebbero speranze nell’immediato di avere finalmente una rete a banda larga, a meno che non intervengano contributi di privati, enti pubblici, finanziamenti europei (come quello degli 800 milioni di euro promessi dal Governo, fondi poi dirottati per affrontare quella “bufala” dell’emergenza Aviaria).

La seconda fase, chiamata “total replacement”, sarà quella dello smantellamento definitivo dell’attuale infrastruttura in rame a favore della nuova rete superveloce. Qui, però, l’AGCOM introduce il concetto che più sta facendo arrabbiare gli operatori, in quanto si suggerisce che “il ruolo di leader” nell’esecuzione di questa operazione, sia affidato a Telecom Italia, la quale potrà poi aprire l’accesso alla nuova rete alla concorrenza in cambio di una “equa remunerazione”. Apriti cielo! Già l’accesso alla rete in rame di oggi (il famigerato “ultimo miglio”) viene fatto pagare a caro prezzo dall’incumbent agli operatori alternativi (ed è notizia proprio di oggi di un ulteriore aumento!), figuriamoci cosa potrebbe succedere dando in mano a Telecom il destino di una nuova struttura.

A quanto pare avevano capito già tutto Wind, Fastweb e Vodafone – alle quali si è accodata ultimamente anche Tiscali – che stanno costruendo con propri fondi una nuova rete NGN partendo dalla città di Roma e con l’obiettivo di offrire, entro tre anni, connessioni a 100Mbps punto-punto in tutte le case dei capoluoghi di provincia italiani. Qualora dovessero riuscire nel loro intento – per il quale servono però anche ulteriori e ingenti finanziamenti dall’esterno – allora saranno l’AGCOM e Telecom Italia a doversi adeguare al nuovo status quo.


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