Battaglia planetaria tra discografici e pirateria


Le attività antipirateria informatica sono sempre più pressanti in ogni Stato, Italia compresa. Tra le ultime vittime di queste rappresaglie, il software di ricerca di musica (ovviamente illegale) Mulve il quale, dopo una enorme diffusione nel giro di pochissime settimane, è stato messo offline sia come sito internet che come servizio, dopo la comunicazione da parte della RIAA (l’associazione dei discografici americani) di intentargli una causa se non si fossero subito “interrotte le trasmissioni”. Mulve, da molti declamato come il nuovo Napster, si appoggia al social network russo Vkontakte.ru, dove si trovano centinaia di migliaia di files musicali per ogni genere e gusto, ma oggi è quasi inutilizzabile, messo fuori servizio dagli attacchi informatici delle forze antipirateria americane.

I loro gestori riescono comunque a farlo funzionare di tanto in tanto e, promettendo battaglia ai discografici a stelle e strisce, hanno annunciato impavidi che presto torneranno online più forti di prima. Eppure attualmente è molto dura la vita per i pirati informatici, tanto che i fasti di WinMX, Napster e The Pirate Bay sembrano roba da storia dell’informatica. I discografici, infatti, oggi non si accontentano più di monitorare il peer-to-peer, ma si muovono in modo organico ed efficace contro tutti i siti di file sharing come Rapish are, Hotfi le, Mega upload, non ultimo il caso tutto italiano che ha visto l’oscuramento del sito Vedogratis con conseguente denuncia dei suoi gestori e addirittura dei suoi utilizzatori, mentre sarebbe “osservato speciale” anche DDL Fantasy, un sito che offre un motore di ricerca di link per file ospitati proprio su Rapidshare e altri.

Da siti come questi negli ultimi mesi sono state rimosse centinaia di migliaia di link a file “torrent” su segnalazione della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), che ha promesso battaglia ad ogni sito illegale. Anche YouTube è finito nel mirino dei discografici italiani, con innumerevoli files che sono stati rimossi; una pratica sottolineata anche dal servizio Traffic di Google, che mette in evidenza la grande richiesta di rimozione di contenuti protetti da copyright sulle sue diverse piattaforme. Adesso la lotta, oltre che nelle fila della rete, si sposta nelle aule della politica: sono tanti infatti gli Stati in tutto il mondo che stanno studiano leggi e provvedimenti ad hoc contro la pirateria, ispirati soprattutto dal modello francese Hadopi, che però è a sua volta vittima di molte critiche per la sua durezza nelle pene comminate a chi “sgarra”.


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