L'authority italiana porta Google Street View in tribunale


Dici Google Maps, dici guai. Ancora una volta il popolare servizio di mappatura Street View di Google è finito nel centro del mirino per violazioni della privacy, anche se in questo caso sono state ammesse dalla stessa azienda di Mountain View: quest’ultima aveva infatti dichiarato che, per un errore, durante le riprese effettuate con le Google Car, erano stati raccolti anche dati relativi alla presenza sul territorio di reti wi-fi e dispositivi di rete radiomobile, intercettando anche frammenti di comunicazioni e tutto questo a partire dall’aprile del 2008.

Quanto basta per far partire un accertamento dall’Autorità Garante della Privacy italiana, che lo scorso 17 maggio ha avviato un’istruttoria sul caso e il 21 settembre ha inviato le sue comunicazioni all’autorità giudiziaria, chiedendo che Google interrompa immediatamente le sue attività di raccolta informazioni, al fine di “verificare la correttezza del trattamento dei dati personali effettuato da Google nell’ambito del servizio Street View”.
Mountain View si è comunque subito dimostrata collaborativa con la nostra authority, specificando che i dati erano stati raccolti erroneamente e che erano così frammentati da non poter essere in alcun modo considerati dati personali. Infine, ha comunicato al Garante che essi risiedono sui loro server degli Stati Uniti e non sono stati utilizzati in alcun modo né tantomeno ceduti a terzi.

Tutto ciò non ha però soddisfatto l’Autorità tricolore, che si è rivolta all’autorità giudiziaria perché ritiene che con quei dati, raccolti in modo sistematico e per lunghi periodi, si possa comunque risalire all’identificazione degli utenti proprietari dei dati stessi. Di conseguenza, oltre ad una violazione delle norme sulla privacy vigenti in Italia, Google potrebbe anche essersi macchiata di reati penali come l’intercettazione fraudolenta di telecomunicazioni, per questo motivo il Garante ha chiesto all’azienda statunitense di non cancellare quei dati, perché potrebbero servire in tribunale. Soddisfazione è stata espressa per queste conclusioni dall’associazione dei consumatori Adoc, che si è detta pronta a costituirsi parte civile in una eventuale azione giudiziaria contro Google.


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