Aggiornamenti centrali nucleari via twetter


Mai come prima del sisma che ha sconvolto il Giappone, i social network hanno avuto socialmente un ruolo così utile.

Era passata da poco un’ ora dal terremoto , quando il numero di Tweet da Tokio superava i 1200 al minuto.

Anche perchè, mentre molte zone sono rimaste senza energia elettrica, la disponibilità di internet è rimasta pressochè inalterata, secondo i dati rilasciati da società di monitoraggio come ad esempio la Renesys.

Ora la TEPCO (Tokio Electric Power Company) ha creato un account Twitter per dare informazioni in tempo reale sulle sue centrali nucleari che sono state danneggiate dal terremoto e dallo tsunami dell’11 marzo.

L’account ha subito ottenuto oltre 190.000 followers in meno di un giorno. Finora la società ha inviato sette tweets, tutti in Giappone e intende far conoscere alla popolazione notizie riguardanti i blackout o la fuga di radiazioni.

Il primo tweets informava di blackout a Tokio, in quanto la società aveva organizzato delle rotazioni di tre ore in cui non erogava il servizio per cercare di bilanciare la quantità di energia a disposizione con la domanda.

L’importanza dei social network nell’informazione pubblica è ormai innegabile.

Anche il primo ministro giapponese ha creato un account Twitter all’inizio di questa settimana e Google ha creato uno strumento, Persone Finder Tool, in grado di aiutare a trovare le persone o a fornire informazioni sulle persone scomparse.

Questo tool era stato già adoperato con successo durante il terremoto di Christchurch ed anche durante la protesta scoppiata in Egitto.

Evidenziamo inoltre l’evento Google’s Chrisis Center, che offre le ultime notizie sul sisma, una mappa del terremoto,  i link ai centri d’allerta, l’area di evacuazione intorno alle centrali nucleari ecc.

In cima al sito ci sono i link da cui si possono inviare donazioni ad esempio alla Japanese Red Cross Society o all’Unicef. Se potete, donate anche voi, cerchiamo di aiutare questo popolo orgoglioso e lavoratore, ora in ginocchio.


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