Gennaio 2011: arriva il caricabatterie unico micro-usb


Buone notizie per i consumatori e per l’ambiente. Mentre in Giappone si sperimentano i caricabatterie wireless per un gran numero di dispositivi (dagli smartphone ai notebook), in Europa finalmente ci si potrà comunque liberare di un buon numero di fili grazie all’abolizione dei caricabatterie per cellulari con connettori proprietari, voluta fortemente dalla Comunità Europea. In realtà questo avvento doveva verificarsi già da mesi ma, come si sa, da un lato le infinite brame di guadagno dei produttori di hardware, dall’altro la lungaggine della burocrazia, hanno fatto slittare il tutto a gennaio del 2011, anche se persino su questa data non c’è da giurarci al 100%.

Tutto nasce al Mobile World Congress di Barcellona del febbraio 2009, quando la Commissione Europea impegnò i maggiori produttori di cellulari del mondo (come Nokia, Samsung, Sony Ericcson ed altri), a trovare uno standard comune per i caricabatterie, riuscendo addirittura, dopo non poche resistenze, a convincere anche la Apple a produrre un dispositivo in grado di interfacciarsi con tutti i telefonini oltre che con i suoi iPhone ed iPod. La scelta dei produttori è così caduta sul connettore micro-usb, con il quale si potrà quindi caricare ogni cellulare ed anche altri dispositivi (come già oggi accade per alcuni modelli, ad esempio della Nokia), mettendo la parola fine alla necessità di dover avere un caricabatterie diverso per ogni telefono o media-player, con enorme dispendio di soldi e con difficoltà come l’ingombro e gli inevitabili grovigli di fili, per non parlare della necessità di comprare un nuovo caricabatterie quando si rompe perché quelli degli altri cellulari che magari già si possiedono non sono compatibili.

Il tutto a vantaggio anche della natura, che potrà così contare su una diminuzione importante di prodotti del genere introdotti nell’ambiente, oggi stimata in circa 50.000 tonnellate, per non parlare del dispendio di energia, che con i caricabatterie comuni in tutti i 27 paesi dell’Unione Europea, dovrebbe portare ad un risparmio energetico fino al 50% in fase di stand-by.


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