Stalker Call of Pripyat


stalker-call-of-pripyat-1Nel 2007 Stalker Shadow of Cernobyl risultò come uno dei videogiochi di fantascienza più suggestivi. Direttamente ispirato all’omonimo film del 1979, il prodotto di casa Gsc era riuscito ad entusiasmare gli appassionati del genere.

A decretare il successo soprattutto la tensione legata all’ambientazione successiva al disastro nucleare. Il giocatore, dunque, veste i panni del sopravvissuto alla catastrofe che sconvolse il mondo intero. E’ costretto via via a vagare in un territorio desolato, seriamente contaminato dalle radiazioni. Muoversi in quelle zone dopo la strage non è affatto semplice. La vita risulta condizionata in ogni spostamento. Il videogioco di tre anni fa, tuttavia, presentava un’interfaccia non troppo semplice per chi è poco esperto davanti al monitor e un motore grafico particolarmente pesante. L’ultimo prodotto riprende la storia di Cernobyl, senza variare l’interfaccia dei comandi.

Sul palmare vengono annotate le missioni da compiere, poi c’è la mappa degli obiettivi da raggiungere, le risorse a disposizione dell’utente, lo stato delle armi, delle armature e il rilevatore di oggetti, già presente nella precedente edizione. La nuova versione è compatibile con le DirectX 11 ed è più stabile (la 2007, infatti, a volte faceva andare in crash il sistema). Fa un passo in avanti la grafica, grazie ad immagini più dettagliate. Poche le novità sul fronte delle meccaniche di gioco. Lo spazio di gioco non è altro che una grande area piena di rifugi, cavità sotterranee ed edifici nei quali sono ambientate le missioni.

Anche il raggiungimento degli obiettivi risulta abbastanza ripetitivo: l’eliminazione di un soggetto, la disinfestazione dei mostri mutanti, la raccolta delle informazioni. Quando finisce una missione, il giocatore ha a disposizione tesori, oggetti, tute speciali e nuove armi che vanno ad arricchire l’arsenale (mitra, pistole e fucili). A differenza dell’edizione precedente, il giocatore deve essere molto più attento ad amministrare i comandi. Basta una piccola disattenzione per farsi sfuggire dall’occhio uno dei tanti strumenti per far fronte al nemico che avanza.

Gli Stalker, infatti, sono molto cauti negli spostamenti sul territorio e avanzano con diligenza. I combattimenti, dunque, sono diventati più impegnativi. Tuttavia il ritmo è rallentato da lunghissime fasi esplorative alle quali il giocatore non si può sottrarre. Davvero scadente la qualità dei dialoghi che toglie non poco fascino al gioco. Il livello di difficoltà resta elevato. Come resta pensate il motore grafico ormai datato. Eccellente invece la sezione multiplayer.

Luca Saulino


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