Splinter Cell convinction
Il videogioco si distingue soprattutto per la metamorfosi che ha subito il suo protagonista, Sam Fisher, al punto che quasi appare irriconoscibile.
Ubisoft, casa produttrice del gioco, ha deciso di imprimere una piccola rivoluzione che piacerà agli amanti della tattica virtuale, fino a dare un taglio cinematografico che entusiasma ancora di più chi sta ai comandi davanti al monitor. Sam ha la morte della figlia nel cuore, è svincolato dalla sua agenzia. Insomma, è un personaggio completamente cambiato. Sam è nello stesso tempi più umano e più aggressivo ma anche più impulsivo e tratti sensibile. Lo si capisce dalle meccaniche del gioco in cui si specchia il protagonista. Non c’è più la rigida modalità stealth. Sam riesce a muoversi velocemente, spietato. I suoi migliori alleati sono le ombre e le coperture. Non esita a lanciarsi nei conflitti a fuoco, scala i cornicioni, è così agile da arrampicarsi su grondaie, cornicioni e tubi. Imprese compiute a mani nude, senza alcuna attrezzatura. Il che rende tutto più spettacolare.
Schizza con velocità tra i nemici, gli salta addosso, gli piomba da dietro. Riesce ad eliminarsi anche senza ricorrere alle armi. In modalità Mark ad Execute, Sam riesce ad uccidere una serie di nemici nel corso di una sequenza che ricorda i migliori film d’azione.
Al giocatore la Ubisoft offre diverse modalità per raggiungere gli stessi obiettivi, proprio come in film d’azione, senza risparmiare qualche scena parodistica, come quando Sam, per convincere i nemici a vuotare il sacco, li picchia con ciò che gli capita sotto mano. In altre parole, l’impostazione narrativa funziona molto bene e convince. Più discutibile l’aspetto grafico. Il motore grafico, Un real Engine 2, fa sentire i suoi anni e rende alcune scene d’azione singhiozzanti. Lasciano a desiderare a tratti anche le texture con ambienti molto santardizzati e squadrati dove la fantasia sembra un po’ dimenticata.
Luca Saulino




Data: 06 agosto 2010



